Lo sguardo della scrittura si è dilatato e non ha confini, tra terra, cielo e mare. Così le parole volano e navigano, si arricchiscono di sfumature e di complessità. Riuscirà la mente e il cuore a trattenerne qualcuna?
domenica 20 maggio 2012
giovedì 17 maggio 2012
CHE COSA E’ LA VITA
Se non lo scorrere del tempo in avanti che lascia tracce
in qualsiasi cosa si faccia, incredibilmente legato al linguaggio, ai colori,
agli odori, ai suoni insomma alle esperienze. Pertanto un tempo esistenziale,
pensato e raccontato, divorato e giocato, mangiato e ascoltato, toccato e
accolto.
E’
la vita che inizia, cresce e avanza, nella dimensione dell’esserci. Non ci si
può nascondere che tale prospettiva, nella nostra contemporaneità, si è
lacerata e complicata, condizionando il presente e il futuro.
-
Il futuro non si può prevedere. Quindi non si può sapere.- E’ la riflessione di
uno dei seicento ragazzi dagli otto ai quattordici anni che ha partecipato a un
concorso di scrittura sul proprio futuro. Un altro aggiunge - Il nostro futuro
è sempre pieno del nostro presente.-
E i
ragazzi si rendono conto che la vita da un lato è imprevedibile e dall’altro è
composta di passato, presente e futuro in una unità inscindibile; la vita non è mai ferma, come percorso in cui si
sperimentano successi e disfatte, incontri e perdite, in una danza del fare in
cui il tempo gioca un ruolo fondamentale nell’accelerare o rallentare le
azioni.
Oggi
la figura del maestro pare essere diventata anacronistica eppure i ragazzi
hanno tanto bisogno di essere accolti e orientati.
Quanta
attualità nelle lettere scritte da Seneca all’allievo Lucilio sul tempo della
vita!
“Dammi retta, Lucilio,dedicati un po’ a te
stesso e tieni da conto, tutto per te, il tempo che finora ti lasciavi portar
via, in un modo o nell’altro, o, comunque, perdevi. E’ proprio così, credimi,
il tempo ci viene tolto o sottratto, quasi a nostra insaputa, oppure ci sfugge
non si sa come. E la cosa più indecorosa è perderlo per trascurata leggerezza.
Prova a pensarci: gran parte della vita ci scappa via mentre agiamo in modo
sbagliato, la maggior parte mentre stiamo senza far niente, e l’intera
esistenza trascorre in occupazioni inutili e che non ci riguardano veramente.”
Seneca
ha riflettuto sulla vita e sul tempo: scrittore e filosofo possedeva validi strumenti per lanciare
messaggi ai giovani.
In
realtà i ragazzi sanno costruire anche
da soli teorie sul vivere se gliene viene offerta l’occasione e lasciano
esterrefatti gli adulti che pensano di avere la verità in tasca.
-
Tutta la mia famiglia - dice un ragazzo - è sempre di fretta e anche se volesse
non riuscirebbe a rallentare i tempi; invece io sono “pacifico” (mia madre mi
chiama così) e faccio le cose con calma e scioltezza. La vita è piena di
sorprese, spero che a me ne riservi poche, ma se mi devono accadere, spero che
siano belle.-
In
chi parla emerge la speranza di un buon futuro, senza nascondere una esplicita
critica al mondo adulto che galoppa verso un domani deprivato.
Riuscirà
questo giovane a mantenersi pacifico e calmo?
Io invece
- Voglio crescere secondo uno scopo, voglio diventare come un baobab, così
imponente.- Nell’ attesa si svela una forza interiore che appartiene a una
parte del mondo giovanile; sarà possibile alimentarla e non schiacciarla negli
anni a venire?
I
pensieri dei ragazzi costituiscono un progetto attraversato da segni di energia
interiore; da qui gli adulti dovrebbero partire per relazionarsi con loro.
lunedì 30 aprile 2012
ANTICIPAZIONI
Unanime, la valutazione della commissione
giudicatrice della quale facevo parte: alcuni ragazzi hanno evidenziato
stereotipi e banalità; altri, i più numerosi, hanno sorpreso per maturità e
lungimiranza.
Seicento
ragazzi e ragazze, dagli otto ai quattordici anni, hanno scritto le loro idee
relative al futuro, in un concorso realizzato nelle classi di un Istituto
Comprensivo, alla periferia di Reggio Emilia.
Con
un gruppo di insegnanti avevo intenzione di condividere i pensieri espressi,
ricchi di punti di vista sul futuro che i ragazzi sperano di conquistare.
Rivelatori
di sentimenti da trasmettere? Di desideri di normalità? Di un filosofia
spicciola rispetto alla vita che li attende?
Mi
pareva che, leggendo agli insegnanti stralci degli elaborati, significasse
portare alla scuola un dono prezioso di conoscenza, affetto e scoperta per la
bellezza delle parole.
Terminata
la lettura, alla richiesta di esprimere tranquillamente un parere su quanto
ascoltato, il silenzio è calato nell’aula. Nessuno ha mostrato interesse e
voglia di approfondire, di capire e di addentrarsi sulle strade individuate dai
ragazzi; forse da soggetti pensanti, ridiventati allievi?
Pre-adolescenza
e adolescenza sono età significative, ancora scarsamente condizionate dai
messaggi del mondo adulto; oppure in parte lo sono ma lo spessore delle incrostazioni
non è così forte e diffuso.
Ancora
è possibile cogliere la spontaneità e condurre per mano gli adolescenti,
valorizzando i punti di vista che possiedono. E’ l’età delle dispersioni ma
anche dei consolidamenti, nelle scelte condivise con i coetanei.
La
fase neuronale, in questo periodo, vive una fase d’arresto e l’adolescente si
muove tra contraddizioni e semplificazioni. “Sei grande e fai lo stupido!” sono
le ambiguità in cui si dibatte la crescita. Nel cuore si intrecciano sensazioni
che debbono trovare una sistemazione e nella mente si alternano passi avanti e
voglia di ritornare all’infanzia.
Questa
è una stagione di iniziazione, è sempre successo, con alcune differenze: nella
contemporaneità gli ostacoli da superare per diventare grande si sono
affievoliti per non dire scomparsi.
Dialogare
e ascoltarli permette di individuare elementi di forza del loro pensiero che
altrimenti non scopriremmo e intorno ai quali costruire ipotesi e osservazioni;
significa comprendere i nuovi ostacoli, se esistono, che i ragazzi debbono
scavalcare.
Ragazzo
dove stai andando? Fai attenzione a quello che sta dentro di te e prenditi a
cuore il tuo destino.
Come
educatrice che ha fiducia nelle giovani generazioni, non penso
esclusivamente all’adolescenza come a un
periodo di problematiche. Ho raccolto nelle visioni sul futuro parecchi semi
che fanno bene sperare.
Certamente
emerge un’età senza molte passioni e rinchiusa in un ambito prettamente
familiare. Ma che cosa sono in verità le
passioni?
E
quando escono allo scoperto? E su quali basi si innestano?
Volutamente,
dal quadro riportato, ho tralasciato le vacue aspettative, appiccicate dalle
mode televisive e dai rotocalchi d’immagine. Ho privilegiato le altre, a volte
ingenue e a volte profonde; a volte ereditate, a volte interpretate. Da qui
occorre partire, a mio avviso, per trasformare le aspettative in progetti di
vita.
Le
passioni nascono e si rafforzano se l’identità ha uno spessore, grazie a
relazioni e maestri che apportano linfa.
Famiglia
e scuola dell’obbligo hanno responsabilità precise verso i ragazzi che sanno
raccontare e si attendono dagli adulti un orientamento. Come si fa ad allenare
i ragazzi al sapore delle cose che sono il segreto della vita?
Come
mettere a proprio agio i giovanissimi perché sappiano valorizzare le pause
della loro esistenza senza timore di mettersi a nudo di fronte agli altri?
Come
far sì che apprezzino e amino il pezzo di vita che stanno percorrendo? E come
lasciasi ospitare dalla vita e avere cura della propria interiorità?
Il
silenzio della scuola mi ha fatto male ma soprattutto ne ha fatto ai ragazzi
che si sono spesi a fare emergere un’anima e un’originalità.
La
generazione che salta agli occhi, presenta una logica priva di grandi conflitti
e così di ideali specifici; alla ricerca di una normalità che si snoda nella
famiglia, nei figli, nel lavoro in un ambiente che dovrebbe essere migliore
dell’oggi.
E’
una normalità di partenza che arreca buoni frutti per il futuro, se viene
supportata a trovare quell’unicità che appartiene anche alla vita di tutti i
giorni. A volte occorre rientrare in
casa per scoprirsi e fare i conti con se stessi prima di rapportarsi agli
altri.
Tra
gli adolescenti ci sono quelli che provengono da terre e culture diverse;
valicano confini e diffidenze. Le loro riflessioni colpiscono per la maturità e
le sofferenze denunciate. Vengono da lontano e alcuni di loro andranno lontano
in quanto la fatica dell’adattamento li sta trasformando in individui capaci di
aggredire il futuro.
E’
una speranza che spalanca un porta su un domani di mescolanze e di incontri.
RAGAZZI E FUTURO
Seicento
ragazzi e ragazze, dagli otto ai quattordici anni, hanno scritto le loro idee
relative al futuro, in un concorso realizzato nelle classi di un Istituto
Comprensivo, alla periferia di Reggio Emilia.
Con
un gruppo di insegnanti avevo intenzione di condividere i pensieri espressi,
ricchi di punti di vista sul futuro che i ragazzi sperano di conquistare.
Rivelatori
di sentimenti da trasmettere? Di desideri di normalità? Di un filosofia
spicciola rispetto alla vita che li attende?
Mi
pareva che, leggendo agli insegnanti stralci degli elaborati, significasse
portare alla scuola un dono prezioso di conoscenza, affetto e scoperta per la
bellezza delle parole.
Terminata
la lettura, alla richiesta di esprimere tranquillamente un parere su quanto
ascoltato, il silenzio è calato nell’aula. Nessuno ha mostrato interesse e
voglia di approfondire, di capire e di addentrarsi sulle strade individuate dai
ragazzi; forse da soggetti pensanti, ridiventati allievi?
Pre-adolescenza
e adolescenza sono età significative, ancora scarsamente condizionate dai
messaggi del mondo adulto; oppure in parte lo sono ma lo spessore delle incrostazioni
non è così forte e diffuso.
Ancora
è possibile cogliere la spontaneità e condurre per mano gli adolescenti,
valorizzando i punti di vista che possiedono. E’ l’età delle dispersioni ma
anche dei consolidamenti, nelle scelte condivise con i coetanei.
La
fase neuronale, in questo periodo, vive una fase d’arresto e l’adolescente si
muove tra contraddizioni e semplificazioni. “Sei grande e fai lo stupido!” sono
le ambiguità in cui si dibatte la crescita. Nel cuore si intrecciano sensazioni
che debbono trovare una sistemazione e nella mente si alternano passi avanti e
voglia di ritornare all’infanzia.
Questa
è una stagione di iniziazione, è sempre successo, con alcune differenze: nella
contemporaneità gli ostacoli da superare per diventare grande si sono
affievoliti per non dire scomparsi.
Dialogare
e ascoltarli permette di individuare elementi di forza del loro pensiero che
altrimenti non scopriremmo e intorno ai quali costruire ipotesi e osservazioni;
significa comprendere i nuovi ostacoli, se esistono, che i ragazzi debbono
scavalcare.
Ragazzo
dove stai andando? Fai attenzione a quello che sta dentro di te e prenditi a
cuore il tuo destino.
Come
educatrice che ha fiducia nelle giovani generazioni, non penso
esclusivamente all’adolescenza come a un
periodo di problematiche. Ho raccolto nelle visioni sul futuro parecchi semi
che fanno bene sperare.
Certamente
emerge un’età senza molte passioni e rinchiusa in un ambito prettamente
familiare. Ma che cosa sono in verità le
passioni?
E
quando escono allo scoperto? E su quali basi si innestano?
Volutamente,
dal quadro riportato, ho tralasciato le vacue aspettative, appiccicate dalle
mode televisive e dai rotocalchi d’immagine. Ho privilegiato le altre, a volte
ingenue e a volte profonde; a volte ereditate, a volte interpretate. Da qui
occorre partire, a mio avviso, per trasformare le aspettative in progetti di
vita.
Le
passioni nascono e si rafforzano se l’identità ha uno spessore, grazie a
relazioni e maestri che apportano linfa.
Famiglia
e scuola dell’obbligo hanno responsabilità precise verso i ragazzi che sanno
raccontare e si attendono dagli adulti un orientamento. Come si fa ad allenare
i ragazzi al sapore delle cose che sono il segreto della vita?
Come
mettere a proprio agio i giovanissimi perché sappiano valorizzare le pause
della loro esistenza senza timore di mettersi a nudo di fronte agli altri?
Come
far sì che apprezzino e amino il pezzo di vita che stanno percorrendo? E come
lasciasi ospitare dalla vita e avere cura della propria interiorità?
Il
silenzio della scuola mi ha fatto male ma soprattutto ne ha fatto ai ragazzi
che si sono spesi a fare emergere un’anima e un’originalità.
La
generazione che salta agli occhi, presenta una logica priva di grandi conflitti
e così di ideali specifici; alla ricerca di una normalità che si snoda nella
famiglia, nei figli, nel lavoro in un ambiente che dovrebbe essere migliore
dell’oggi.
E’
una normalità di partenza che arreca buoni frutti per il futuro, se viene
supportata a trovare quell’unicità che appartiene anche alla vita di tutti i
giorni. A volte occorre rientrare in
casa per scoprirsi e fare i conti con se stessi prima di rapportarsi agli
altri.
Tra
gli adolescenti ci sono quelli che provengono da terre e culture diverse;
valicano confini e diffidenze. Le loro riflessioni colpiscono per la maturità e
le sofferenze denunciate. Vengono da lontano e alcuni di loro andranno lontano
in quanto la fatica dell’adattamento li sta trasformando in individui capaci di
aggredire il futuro.
E’
una speranza che spalanca un porta su un domani di mescolanze e di incontri.
mercoledì 18 gennaio 2012
LA SCOLOPENDRA NON ENTRA IN CLASSE

La scolopendra non entra in classe di Pina Tromellini
illustrazioni di Sonia Possentini
Dieci storie di scuola
Per un lettore dai 9 ai 99 anni
Prefazione di Giusi Quarenghi
La scuola non sta certo vivendo un periodo felice. Tra tagli e riforme aumenta la difficoltà del rapporto tra insegnanti e genitori: i primi che vedono sempre più minato il loro ruolo
e la loro credibilità, i secondi che tendono ad attribuire agli insegnanti colpe spesso non loro. E si tende a perdere di vista che a rimetterci sono i veri protagonisti: i bambini e le bambine, che avrebbero bisogno di maggiori attenzioni e di una scuola più attenta nei loro riguardi, per lo meno quanto lo è nei confronti dei programmi che gli impone e dei doveri che gli chiede; e che tenga presente che per crescere non bisogna solo imparare ma anche essere ascoltati, essere compresi, nel rispetto delle diversità e dei tempi di ognuno. Una scuola che abbia rispetto anche di chi pare essere con la testa fra le nuvole, e che invece ha bisogno di diversi stimoli, che diano spazio alla creatività, alla fantasia, ad altri interessi. Insomma, una scuola in cui poter anche osservare una scolopendra!
Dunque dieci storie da cui emerge come la scuola sia a volte lontana dai bambini, dai loro sogni, desideri. Un libro in cui un po’ vengono presi di mira certi insegnanti... quelli che intendono la scuola come sapere e cultura avulsi dalla vita, dalla fantasia, dalla creatività, dalla voglia dei bambini di conoscere e sperimentare. Ma è anche un libro illustrato, con le bellissime illustrazioni di Sonia Possentini.
Pina Tromellini pedagogista e scrittrice, vive a Reggio Emilia.Ha scritto per la Salani: La tenerezza e la paura, con Marcello Bernardi, Cosa pensano i bambini di Dio. Viaggio nella spiritualità infantile, Un corredo per la vita. È ancora possibile trasmettere valori a un figlio?, Nei loro panni. Le nuove domande dei genitori. Per Liberodiscrivere ha scritto: Vite adottate.Storie di ragazze e ragazzi.
e, per la Casa Editrice Mammeonline: Bambini con le ruote, con Annamaria Gozzi.
Sonia M. L. Possentini pittrice e illustratrice, è nata a Canossa di Reggio Emilia, dove vive e lavora. Ha ottenuto riconoscimenti in Italia e all’estero, tra cui il Silver Award al concorso Illustration Competition West 49, promosso dalla Società Illustratori di Los Angeles. Il suo libro Un bambino (Kite Edizioni, 2011) è stato selezionato da IBBY Italia e candidato a BIB - Biennale di Bratislava. Il n. 227 di Andersen le ha dedicato la copertina e ’articolo di apertura. È docente di Illustrazione presso la Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia.
venerdì 18 novembre 2011


LUNEDI' 21 NOVEMBREBiblioteca San Pellegrino
Marco Gerra
h 20,45
Presentazione del libro"La scolopendra non entra in classe. Dieci storie di scuola"
di Pina Tromellini, alla presenza dell'illustratrice Sonia Possentini.
Letture di brani del testo di Francesca Coriani e Andrea Ferretti.
Con un dolce omaggio offerto da Le vie del cioccolato
"...giorno e notte, le barche
forti come cavalli nel vento,
vanno e vengono
e portano qui minuscoli infanti
e portano via i corpi dei morti"
( da A vela in solitaria, intorno alla stanza di Billy Collins )
L'anima di un luogo esiste, carica di emozioni ed esperienze. In quanto appartenere significa ricercare la storia in cui si annida l'essenza del divenire di ciascuno. Il presente e il passato sono costantemente nella quotidianità dell'abitare. E così il futuro.
Questo è l'incipit della storia che ho scritto sull'ABITARE A SANTA CROCE -
forti come cavalli nel vento,
vanno e vengono
e portano qui minuscoli infanti
e portano via i corpi dei morti"
( da A vela in solitaria, intorno alla stanza di Billy Collins )
L'anima di un luogo esiste, carica di emozioni ed esperienze. In quanto appartenere significa ricercare la storia in cui si annida l'essenza del divenire di ciascuno. Il presente e il passato sono costantemente nella quotidianità dell'abitare. E così il futuro.
Questo è l'incipit della storia che ho scritto sull'ABITARE A SANTA CROCE -
domenica 13 novembre 2011

E' nata a Reggio Emilia una nuova collana "Riflessi"di libri oggetto creati da me e Mirella Gazzzotti del Teatro della Fragola insieme al Teatro dei Quartieri. La tematica che accompagnerà la collana e quella dell'ABITARE, in questo numero a Santa Croce(1905-2012)
Il 25 novembre,h21 presso il Centro Pigal verrà tenuta a battesimo dallo spettacolo "A caccia di ricordi" di Mirella Gazzotti insieme ai musicisti Giancarlo Corcillo e Nicola Bonacini. Testi del libro scritto da me sull'Abitare a Santa Croce insieme a testi di Mirella Gazzotti.
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